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Si libera nel mondo sottomarino la fantasia visionaria di Cagnetti
Ripartisce il suo impegno fra il restauro e la pittura pur avendo alle spalle - o, meglio, in soffitta - un diploma di odontotecnico che avrebbe dovuto spalancargli una brillante carriera tutta da dedicare al rifacimento di molari, di canini e di incisivi che avrebbero restituito il sorriso, di solito affascianante, alle signori livornesi. E invece Marco Cagnetti, deciso a operare contro corrente, restaura opere d'arte e dipinge sul filo di una bella fantasia che lo trascina come incanto nei fondi marini tra pesci e fiori di singolare suggestione. Penso che si tratti di un amore che si è portato via con sè quando ha lasciato la nativa Livorno per trasferirsi, si badi bene, tra gli amici-nemici tradizionali dei livornesi che sono pisani, gente di gran cuore tuttavia e amante dell'arte di cui la città conserva notissime clamorose testimonianze. A Pisa, dunque , il livornese - contro - corrente Cagnetti ha frequentato studi di pittori valenti che spesso gli tornano nella memoria e li cita con l'affetto e la stima di un allievo umile e grato: Pratali, Biagi Rossana, Fornaini, Magoni, Lavagno...ed altri che continuano a onorare la tradizione pisana ed ad occupare l'anima del pittore Cagnetti; anche quando si muove sui fondali marini fra alghe e fiori meravigliosi che esigono forti reminescenze per esprimersi in colori vivi e talvolta sconcertanti come accade fra le rocce muschiose tappezzate di altri fiori che sono gemme smeraldi e rubini. Avvengono in questi ambienti gli incontri fantastici con personaggi che abitano il sogno. E sono ragazze nude, uomini forti che ricordano i pescatori della Livorno aggrappata alle visioni di Sassoscritto e alle leggende che tramandano storie marine impossibili e situazioni che ancora sembrano resuscitare quando il mare infuriato batte sulle coste e si impenna. Del fondo del mare Cagnetti conserva i timbri e i toni di colori che sgorgano imprevisti e imprevedibili come guardie costantemente alternate al cospetto dei quel singolare ordine - disordine costituito che la mano abile del pittore infittisce di segni, di forme inventate e di quei colori che lacerano il buio sottomarino e sembrano create per identificare forme umane e invitarle a godersi lo spettacolo. Uno spettacolo che si rinnova puntualmente in quelle rare imprese che il pittore affronta esponendo i suoi quadri in una galleria d'arte per mostrarli al giudizio del pubblico; anche se egli sa bene che l'unico giudice capace di capire l'impegno e lo sforzo, oltre che la capacità creativa, necessari per organizzare un "Festival" dell'immaginario di quel tipo, è lui. Soltanto lui. Anche perchè in quel mondo misterioso e intrigato che egli costruisce su ciascuna tela è ogni volta la parziale rivelazione del suo rifugio costruito per ospitare le proprie speranze, le illusioni e i tormenti che l'arte elargisce a chi intende praticarla davvero; e che spesso offre all'occhio di osservatori occulti, i quali amano soffermarsi sopratutto a far da guardoni, seminascosti dalle alghe, ai suoi incontri segreti con fanciulle di sogno, alate e leggere come farfalle che scivolano fuori del "set" dopo un abbraccio fugace. Eccezionalmente, Cagnetti concede anche al simbolo inimitabile della città di adozione - la torre pendente - di assistere da oltre il pelo dell'acqua alle sue traordinarie avventure. Perchè, con discrezione, ne faccia informata la cittadinanza. E intanto il segno si affina e la tavolozza s'incontra con soluzioni cromatiche nuove che appaiono all'improvviso illuminando il suo itinerario artistico: la sua vita.
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